Cronologia del problema egiziano (fonte)

2010

29 novembre 2010 - Elezioni: vince Mubarak con quasi tutti i seggi disponibili: i Fratelli Musulmani vengono spazzati via. Proteste nel paese, 1400 oppositori arrestati.

2011

25 gennaio 2011 - Inizia la rivolta: migliaia di persone marciano al Cairo contro il Mubarak e raggiungono (pacificamente) piazza Tahrir. La polizia non interviene pensando che la cosa finisca presto: non è così. La gente aumenta via via.

28 gennaio 2011 - Viene limitato l’accesso a Internet: schema simile a quello sviluppatosi in Tunisia, misura volta a frenare la condivisione e l’organizzazione dei gruppi di rivoltosi. Intanto i morti salgono a 7.

29 gennaio 2011 - Primo successo dei manifestanti: Mubarak scioglie il governo. Nomina un vicepresidente (prima volta in 30 anni, è il capo dei servizi segreti). Non basta, la protesta aumenta.

1 febbraio 2011 - Un milione di persone è in Piazza Tahrir. I morti superano le 100 unità, la protesta si allarga anche ad altre città (Alessandria, Suez ecc.)

11 febbraio 2011 - Mubarak si dimette. Il potere passa nelle mani del vicepresidente (e del consiglio militare). In piazza Tahrir è festa grande. Pochi giorni e di Mubarak si perdono le tracce. Sarà poi arrestato.

19 marzo 2011 - In Egitto si vota per un referendum costituzionale per limitare il mandato del presidente, aprire una costituente, garantire elezioni libere e legali.

8 aprile 2011 - Torna la protesta: gli egiziani lamentano il tentativo dei militari di ostacolare la transizione verso un nuovo governo democratico.

29 luglio 2011 - La più grande manifestazione del dopo Mubarak, ora contro la giunta militare.

4 settembre 2011 - Annunciate le date delle varie tornate elettorali: 28 novembre, 14 dicembre e 3 gennaio.

8 novembre 2011 - Nuove proteste contro una bozza di nuova costituzione che nega la possibilità di controllo sul bilancio dell’esercito, e la possibilità di una commissione indipendente che vigili sulle azioni dei militari.

2012

21 gennaio 2012 - Primi risultati elettorali: Fratelli Musulmani 47% , partito salafita Al Nour 24% , Partito liberale Al Wafd 7%. Due partiti islamisti (moderati i fratelli musulmani, oltranzista Al Nour) dominano la camera bassa d’Egitto.

1 Febbraio 2012 - Massacro di Port Said: durante una partita di calcio, numerosi scontri portano alla morte di 70 persone. I fratelli musulmani accusano la giunta militare di aver aizzato gli scontri e di volere il caos invece del passaggio al nuovo governo. Nuove forti manifestazioni che si protrarranno fino a metà marzo.

10 aprile 2012 - E’ la volta delle candidature per la nuova Presidenza: piazza Tahrir continua a contestare le scelte della giunta militare (che dovrà farsi da parte con l’elezione del Presidente) con altri morti.

2-4 maggio 2012 – Altri scontri per l’esclusione di un candidato salafita: 21 morti in due giorni.

22 maggio 2012 - Finalmente le presidenziali.

28 maggio 2012 - Ora è ufficiale, vanno al ballottaggio Mohammed Mursi dei Fratelli Musulmani e l’ex premier Ahmed Shafiq, considerato vicino alla giunta militare. In Egitto infuriano lo stesso le proteste contro entrambi i candidati alla presidenza.

2 giugno 2012 - Il leader deposto Mubarak viene condannato all’ergastolo. 6 alti ufficiali delle forze di sicurezza egiziane sono stati invece assolti per mancanza di prove e altri membri della giunta militare sono rimasti al loro posto, contribuendo ad alimentare il sospetto che i militari non abbiano pagato per il 30ennio di Mubarak ma abbiano preso il potere occulto dell’Egitto.

14 giugno 2012 - ad una settimana dal ballottaggio, la Corte Suprema Egiziana giudica incostituzionale un terzo dei parlamentari eletti, gettando grande incertezza sui risultati delle elezioni di gennaio.

22 giugno 2012 - Dopo grande incertezza nella comunicazione dei risultati vince Mohamed Mursi col 51,7 per cento dei voti: vittoria risicatissima.

29 giugno 2012 - Nella piazza Tahrir simbolo delle proteste si tiene il primo discorso ufficiale di un presidente eletto in Egitto dopo 30 anni: il gesto sembra essere un importante riconoscimento al movimento rivoluzionario.

9 luglio 2012 - Mursi riapre il Parlamento Egiziano: la corte costituzionale gli ribadisce che non può farlo, in virtù della sentenza emessa il 14 giugno. Lo scontro istituzionale prosegue per le settimane successive. Il 10 Luglio il Parlamento si riunisce nonostante il divieto. Il 14 luglio proteste in tutta la nazione contro il segretario di stato USA Hillary Clinton.

13 agosto 2012 - Mursi rimuove i vertici dell’esercito, della marina e dell’aviazione, rimuove il capo dei servizi segreti, decide anche di cancellare dalla Costituzione gli emendamenti decisi dai militari due mesi prima.

19 agosto 2012 - Mursi annuncia una visita ufficiale in IRAN: è un segno di enorme cambiamento, la prima visita dopo 30 anni, ed è un segnale politico lampante dell’orientamento Egiziano in prospettiva.

5 settembre 2012 - Obama annuncia “l’Egitto non è un alleato ma nemmeno un nemico”. Uno sgangherato film americano, “l’innocenza di Maometto”, provoca scontri e proteste in tutto il paese e attacchi alle ambasciate americane. I fratelli musulmani scrivono al New York Times per dire che né gli Stati Uniti né i cittadini americani possono essere ritenuti responsabili. Sembra un atto distensivo. I due “Poli” sono in fase di studio.

9 ottobre 2012 - Si decide l’amnistia per tutti gli arrestati durante la rivoluzione egiziana dell’anno precedente. Iniziano le prime schermaglie tra sostenitori e oppositori di Mursi.

23-24-27 novembre 2012 - Proteste contro Mursi in diverse città egiziane: il presidente annulla alcune disposizioni precedenti e aumenta (“temporaneamente”, ci tiene a dire,) i suoi poteri. Si attende la nuova costituzione.

29 novembre 2012 - L’Assemblea Costituzionale annuncia di aver redatto (con grande rapidità e anticipo sui tempi) la nuova costituzione: quest’ultima dovrà essere approvata definitivamente dal popolo egiziano attraverso un referendum. Il testo della Costituzione si ispira ai principi della Sharia: accanto ad alcune nuove, importanti libertà preoccupano alcune limitazioni. I rappresentanti musulmani, cristiani e di altri partiti dibattono (anche a mezzo social) sui lavori dell’Assemblea, ritenuta troppo filo-islamista.

4-5-6 dicembre 2012 - Proteste contro la nuova costituzione: assalto al palazzo presidenziale e successivi scontri tra sostenitori e oppositori del nuovo governo: in tre giorni 5 morti e 350 feriti. Il 6, Mursi appare in tv, conferma la data del referendum e chiede di incontrare i leaders dell’opposizione. Questi ultimi rifiutano.

22-23-26 dicembre 2012 - Si vota il referendum sulla costituzione, che viene approvata col 63.8% dei voti. L’Egitto ha una nuova costituzione. Ci si aspettano ora nuove elezioni che eleggano un parlamento legittimato completamente dalla costituzione appena approvata.

2013

3 gennaio 2013 - Israele termina la costruzione di un muro al confine con l’Egitto.

13 gennaio 2013 - i giudici accolgono il ricorso di Mubarak: ci sarà un nuovo processo.

15 gennaio 2013 - 19 morti per un incidente ferroviario.

23-28 gennaio 2013 - Nuove sanguinose proteste per le numerose condanne a morte inflitte ai responsabili del Massacro di Porto Said (vedere 1 Febbraio 2012). Mursi dichiara lo stato d’emergenza in 3 città interessate dagli scontri.

26 febbraio 2013 - Altri 19 morti, turisti, per l’esplosione di una mongolfiera a Luxor: è il più grave incidente di questo tipo. Frattanto l’economia va malissimo e a risentirne maggiormente è il turismo, principale fonte di finanziamento egiziano: il popolo è costretto a code per la benzina e ad altre limitazioni.

10 aprile 2013 - Una commissione d’inchiesta istituita da Mursi accerta numerose violenze fisiche e sessuali inflitte dall’esercito al popolo egiziano durante i 18 giorni più duri di scontri in Piazza Tahrir e torture nell’ospedale militare nel maggio 2012.

2 giugno 2013 - La Corte suprema accoglie l’istanza di un deputato indipendente e stabilisce che il Senato Egiziano e l’Assemblea Costituente sono stati eletti illegalmente. Nonostante la sentenza di illegittimità, le assemblee potrebbero continuare il loro corso fino alle nuove elezioni, che Mursi potrebbe indire in Ottobre.

30 giugno-1 luglio 2013 - Primo anniversario dell’avvento di Mursi: proteste imponenti in tutto il paese provocano le dimissioni di 4 ministri. I militari dichiarano di voler intervenire se il Premier non ripristinerà l’ordine entro 48 ore.

2 luglio 2013 - Mursi respinge l’ultimatum dei militari ed annuncia che non intende dimettersi. L’esercito annuncia la sospensione della Costituzione: Adli Mansur, il capo della Corte Costituzionale (da appena due giorni, ma era stato il vice per 20 anni, anche durante Mubarak) guiderà un governo tecnico, poi elezioni anticipate.

3 luglio 2013 - Mursi viene deposto.

5 luglio 2013 - Mansur scioglie la Camera Bassa del Parlamento Egiziano: scoppiano proteste pro-Mursi in tutto il paese. Il capo provvisorio del governo indica anche un Premier, Mohammed El Baradei. Il partito salafita Al Nour mostra contrarietà alla proposta.

7 luglio 2013 - Attaccato gasdotto nella penisola del Sinai da “sospetti militanti islamici”

8 luglio 2013 - L’esercito apre il fuoco sui manifestanti pro-Mursi: 51 morti. 22 giornalisti di Al Jazeera si dimettono accusando l’azienda di parteggiare per i Fratelli Musulmani. Intanto Mansur presenta un nuovo piano: entro 15 giorni una commissione per cambiare la Costituzione, poi un referendum, le elezioni slittano ancora, si terrebbero nel 2014

15 luglio 2013 - Missile colpisce bus nel Sinai, morti 3 operai.

16 luglio 2013 - Il nuovo governo giura al Cairo dinanzi a Mansur. A parte le apparenze, scrive il Wall Street Journal, il nuovo governo non si può definire di rottura rispetto al passato: i ministri sono personalità non nuove della politica egiziana, hanno ricoperto incarichi durante la presidenza Morsi o il precedente regime di Hosni Mubarak, o che hanno controllato il potere durante la transizione tra uno e l’altro. Questo, prosegue il WSJ, è sintomo della difficoltà per il nuovo governo di raggiungere un consenso nel formare una coalizione che metta d’accordo le forze politiche dell’Egitto.

30 luglio 2013 - L’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, fa visita per circa 2 ore al presidente deposto Mursi, che si trova in custodia per un’ accusa di collaborazione con Hamas. Dagli USA nessun segnale positivo o negativo rispetto al nuovo governo: non ci sono ancora prese di posizione.

2-4-12 agosto 2013 - Proseguono grandi proteste dei sostenitori pro-Mursi: si teme l’intervento della polizia per lo sgombero di due grandi sit-in concentrati in 2 punti della città – piazza Rabaa Al-Adawiya, accanto a una moschea, e piazza Nahda, vicino all’Università. Da giorni si teme il peggio, aleggia atmosfera di attesa e la paura di un bagno di sangue.

13 agosto 2013 - L’ATTACCO: i militari egiziani attaccano gli assembramenti dei sostenitori pro-Mursi. E’ un massacro: secondo fonti ufficiali, più di 600 morti e migliaia di feriti. Il governo dichiara un mese di stato d’emergenza, El Baradei si dimette.

15 agosto 2013 - Il presidente Iraniano Rouhani stigmatizza l’attacco: «Il grande popolo dell’Egitto è un popolo in cerca di libertà. Non sopprimetelo. La via del popolo è la via della democrazia e dell’Islam. Tutti nel mondo dovrebbero rispettare la volontà del popolo egiziano»

16 agosto 2013 – Gli scontri proseguono.